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Sibari: distanza da cariati 60 km


Mare incantevole e un paesaggio indimenticabile

La mitica città denominata Sybaris si trova nel cuore di quell'area definita "Megale Hellas" dai greci e dai romani successivamente "Magna Graecia" sulla costa Ionica cosentina, tra il massiccio del Pollino a Nord e i primi contrafforti della Sila Greca a Sud. Fu considerata la più bella tra le colonie greche, leggendaria per ricchezza ed eleganza, infatti non tardò ad essere celebre in tutto il mondo greco per il suo lusso, l'opulenza e il fasto. Un glorioso passato, ricco di miti e suggestioni, la rende famosa nel mondo e attira tutt’ora le attenzioni di studiosi e università europee e mondiali.Oggi Sibari è una cittadina dislocata quasi sullo stesso territorio dell’antica città, è un centro balneare estivo e conserva ancora i resti dell’antica città grazie agli scavi archeologici e ad un moderno Museo.

Una storia importante

La città di Sybaris fu fondata circa 2.700 anni fa, intorno al 710.a.C. verso la fine del regno di Romolo, da una colonia di Achei. Come quasi tutte le colonie greche, Sibari fu ubicata vicino al mare, tra i due fiumi Crati e Sibari. La città, da modesto insediamento agricolo e commerciale, andò ingrandendosi sempre di più, fino ad occupare una vasta area, diventando così una città ricca e potente.

Sibari divenne ben presto un ottimo mercato, aveva frequenti rapporti commerciali con i maggiori porti orientali. Al culmine della sua potenza, Sibari suscitò le gelosie delle popolazioni vicine, e fra esse soprattutto la città di Crotone posta a circa 100 km più a sud. Infatti, nel 510 a.C., i Crotoniati, la distrussero completamente, arrivando persino a deviare il corso fluviale del Crati sull'abitato. Dopo 66 anni (nel 444 a.C.) per volere di Pericle di Atene, venne fondata Thurii nello stesso luogo di Sibari, ma questa città non raggiunse mai la grandezza di Sibari.

Dopo numerosi pericoli corsi sempre a causa delle popolazioni vicine, Thurii fu costretta a chiedere aiuto ai Romani, diventando così colonia romana col nome di Copia.

II centro rimase in vita fino al VI d.C., quando l'impaludamento e la diffusione della malaria ne decretarono l'abbandono. Di questa sovrapposizione di popoli e di civiltà ne sono testimonianza gli Scavi archeologici, lo strato superficiale di questi scavi ha portato alla luce i resti della romana Copia (il teatro, case patrizie con pavimenti a mosaici, le terme), mentre le strade e i vicoli risalgono alla terza Sibari, cioè Thurii.

Il Museo Archeologico di Sibari ospita al suo interno reperti che risalgono a diversi periodi, dall'era protostorica della Magna Grecia fino alla civiltà romana. Le testimonianze di maggiore interesse sono i corredi tombali risalenti all'età del ferro e gli ornamenti religiosi del santuario di Atena del VI-IV secolo a.C. Di notevole importanza anche la tabella in bronzo con dedica appartenenti a Kleombrotos figlio di Dexilaos, cittadino sibarita vincitore di una gara ad Olimpia, risalente agli inizi del VI secolo a.C.

Di non trascurabile interesse anche gli scavi archeologici. Il sito di scavo aperto al pubblico si estende su un'area vasta, e comprende una parte considerevole delle vie principali di Copia, oltre a ruderi di diverse ville, con molti pavimenti a mosaico ed in un caso di una piccola piscina. Nel sito sono comprese alcune zone non aperte al pubblico, dove viene curata la ripulitura degli oggetti rinvenuti.

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