Viaggiare in Calabria

Posti da visitare vicino a Cariati

Il Villaggio Vascellero ha una posizione strategica e rappresenta un punto di partenza ideale per visitare le bellezze circostanti, soggiornare in questo piccolo paradiso non significa solo godere di rilassanti vacanze sullo Jonio, ma è anche l’occasione perfetta per esplorare e visitare le bellezze nei dintorni. Già nelle immediate vicinanze ci sono alcuni borghi molto belli e con monumenti importanti e interessanti come  Rossano, Sibari, Corigliano, Cerchiara e spostandosi un po’ di più si arriva a Santa Severina, Sila, Le Castella. Mentre per gli amanti del Rafting , il Fiume Lao sarà una tappa obbligatoria. Insomma nel raggio di pochi chilometri il meglio della Calabria, da scoprire, visitare e gustare.

ROSSANO: DISTANZA DA CARIATI 30 KM

Rossano è una graziosa cittadina definita anche “La Bizantina” per l’immenso patrimonio storico ed artistico che i rossanesi hanno saputo conservare negli anni. Come la maggior parte dei paesi che si affacciano sul nostro tratto di costa Rossano è divisa in due: una parte antica che è arroccata su una collina, Rossano Alta, ed una parte moderna che è Rossano Scalo. Rossano alta si lascia ammirare per il suggestivo panorama da cui domina il mare, per i locali tradizionali e per le botteghe artigiane in cui ancora si svolgono manualmente e con grande abilità le antiche professioni. Aggirandosi per i suoi viottoli è possibile raggiungere la cattedrale, al cui interno è possibile ammirare il dipinto dell’icona Achiropita (letteralmente non dipinta da mano umana), ed il museo Diocesano di Arte Sacra al cui interno è conservato il più antico documento esistente del Cristianesimo, il Codex Purpureus, un evangelario greco, di straordinario interesse biblico e storico.

La Storia di Rossano

I primi insediamenti della popolazione indigena risalgono ai secc. XI - VIII a.C.: siti archeologici Enotrii, Brettii, Greci e Romani sono segnalati in tutto il territorio. Il periodo storico più importante per Rossano è quello Bizantino, infatti dal 540 al 1059 essa diventa una città strategica dell’Impero di Bisanzio tra le più attive e sicure del sud-Italia, ed un centro militare, politico ed amministrativo che ospita i più alti dignitari della corte di Bisanzio, ma anche dell’Impero Italo-Tedesco. E’ il momento della massima potenza e notorietà per Rossano, che le valgono i titoli onorifici di "La Bizantina", "perla bizantina della Calabria", e "la Ravenna del sud". Il secolo X, che per l’Europa è uno dei secoli più drammatici, è invece, il secolo d’oro per Rossano. Essa è il centro urbano più importante della Calabria, sede dello Stratego, di Vescovado, di uffici amministrativi, di officine artigianali, di botteghe d’arte.

Cosa Vedere: numerose le chiese importanti

Oltre ai numerosi palazzi gentilizi disseminati in numerose proprietà private, nel Centro Storico di Rossano è possibile visitare:

La Cattedrale di Maria Santissima Achiropita: eretta nell'XI secolo, con successivi interventi nel XVIII e XIX, è il principale monumento architettonico della città, con pianta a tre navate e tre absidi. La torre campanaria e la fonte battesimale risalgono al XIV secolo mentre gli altri decori datano tra il XVII e il XVIII secolo. La chiesa è famosa per l'antica immagine della Madonna Acheropita, ossia non dipinta da mano umana, di datazione probabile tra il 580 la prima metà dell'VIII secolo. All'interno della sacrestia nel 1879 fu ritrovato il famoso "Codex Purpureus Rossanensis", evangeliario greco del V-VI secolo. Il raro manoscritto è il più antico documento esistente del Cristianesimo, ed è di straordinario interesse biblico e storico. Per l’Arte che esprime e per la perfetta manualità della riproduzione libraria, è certamente un capolavoro d’importanza mondiale. I 188 fogli sono di pergamena, membrane sottilissime ottimamente lavorate e colorate rosso porpora. La particolare rarità delle pergamene purpuree è determinata dall’esclusiva prerogativa del colore porpora usato solo dagli Imperatori di Bisanzio. D’Autore sconosciuto, in epoca più tarda rilegato in pelle scura , le sue 376 pagine, tutte miniate in oro e argento, contengono l’intero Vangelo di Matteo e quasi tutto quello di Marco. Il resto dell’opera fu distrutta in un incendio, probabilmente nel XVII°, o XVIII° secolo. Al mondo ne esistono solo sette esemplari, tre in lingua aramaica e quattro in greco. Gli altri preziosi documenti sono conservati a Londra, Parigi e San Pietroburgo. Tra tutti questi, il rossanensis è certamente quello conservato meglio, ed è anche quello che ha la maggiore foliazione. Scampato ad incendi, rapine e anche ad un Arcivescovo che avrebbe voluto distruggerlo, perchè “nemico dell’antichità”, la sua presenza fu segnalata per la prima volta in un memoriale del 1705, indirizzato a Papa Clemente XI. Diverse le ipotesi sulla creazione e provenienza.

L'Oratorio di S. Marco (IX-X secolo): originariamente dedicato a Sant'Anastasia, è il monumento più antico della città ed una delle chiese bizantine meglio conservate d'Italia. Fu costruito su iniziativa di San Nilo come luogo di ritiro ascetico per i monaci eremiti che vivevano negli antichi insediamenti rupestri sottostanti. Si tratta di un edificio in stile bizantino con pianta a croce greca, caratterizzato da cinque cupole a tamburo e dall'abside, che conserva inoltre tracce di un antico affresco della Madonna del Bambino.

La Chiesa di S. Bernardino (XV secolo): in stile tardo-gotico, fu la prima chiesa Cattolica della città ed ospita il sepolcro di Oliverio di Somma (1536) con la statua del defunto ed un Crocifisso ligneo del XVII secolo.

La Chiesa della Panaghìa (X secolo): così denominata in onore di "Maria Tutta Santa", è un altro esempio di architettura religiosa bizantina nel cui abside si conservano tracce di almeno due fasi pittoriche, con un affresco più antico raffigurante San Basilio ed un frammento del XIV secolo che ritrae San Giovanni Crisostomo.

L'Abbazia di Santa Maria del Patire (XI-XII secolo): immersa nel verde delle colline, conserva splendidi pavimenti a mosaici arabeggianti, l'abside in stile normanno ed un antico portale ligneo. Fu fondata dal monaco e sacerdote San Bartolomeo di Simeri verso il 1095 sulle rovine di un oratorio.

La Torre Stellata (XVI secolo): anche nota come Torre Sant'Angelo, è un antico edificio militare fatto fortificare da Bona Sforza tra il 1543 ed il 1564, all'interno del cui complesso mercantile si trova un ottimo esempio di fondaco perfettamente conservato.

Le tipicità

Da non perdere il Museo Della Liquirizia “Amarelli”. Dal 1971 La fabbrica di liquirizia Amarelli produce liquirizia. Pregiata e gustosa, ricca di buone virtù e dolce come il clima della nostra Calabria, dove nasce e cresce spontanea. A suggellare la passione per questa produzione è nato il Museo della Liquirizia, allocato in una caratteristica residenza quattrocentesca è affiancato da un giardino di agrumi e da una piccola chiesa. All’interno è possibile ammirare e conoscere la storia della liquirizia ed il sistema di produzione artigianale. Nascono cosi le liquirizie, nere, brillanti, seducenti, gioia dei bambini ma anche soprattutto di adulti che amano i piaceri di una vita sana e naturale. Per raccontare questa storia davvero unica, la famiglia ha aperto al pubblico il Museo della liquirizia "Giorgio Amarelli" che ha ottenuto nel 2001 il "Premio Gugghenheim Impresa & Cultura" e nel 2004 le "Poste Italiane" hanno voluto riconoscere l'unicità di tale Museo, dedicandogli un francobollo della serie "Il Patrimonio artistico e culturale italiano".
Molto interessante la visita, per scoprire fra oggetti del passato ed etichette d'epoca, un'esperienza di vita e di lavoro che si prolunga nel tempo sapendosi adeguare al suo divenire.

CORIGLIANO CALABRO: DISTANZA DA CARIATI 45 KM

Corigliano Calabro, uno dei comuni più produttivi dell’intera regione, si erge su una collinetta circondata da agrumeti ed uliveti. Da sempre gioca un ruolo molto importante nel settore agricolo ed in particolar modo il suo nome è legato alla produzione di clementine di altissima qualità che vengono distribuite in tutta Italia ed anche all’estero. Un’altra fiorente attività economica è la pesca. La marineria di Corigliano è infatti la più grande della Calabria e tra le più significative dell’intero Mezzogiorno coinvolgendo oltre mille addetti. Recandosi a Corigliano merita sicuramente una visita il meraviglioso Castello Ducale, risalente al 1073 ed ubicato nel cuore del centro storico di Corigliano Calabro.

Storia di Corigliano

Le origini di Corigliano Calabro sarebbero da riportare all'epoca dell'incursione araba del 977, quando alcuni abitanti della Terra di Aghios Mavros (San Mauro, nei pressi dell'attuale frazione di Cantinella) si spostarono in luoghi più elevati, determinando lo sviluppo del piccolo villaggio di Corellianum, probabilmente dal greco Korion Elaion, cioè giardino d'olio, data la grande presenza di ulivi nel suo territorio.

Da non perdere: il Castello

Il Castello, la cui costruzione risale al 1073, fu costruito originariamente a mo’ di fortezza come postazione militare, andò soggetto poi ad una serie di trasformazioni e rimaneggiamenti che ne mutarono e ampliarono la struttura originaria, per meglio resistere agli assedi nemici.
Il castello fu trasformato poi in residenza nobiliare dal conte di Corigliano Roberto Sanseverino. Alla fine del XV secolo ne fu possessore, per un breve periodo, Ferdinando I d'Aragona che edificò nuove opere di fortificazione. Dai Saluzzo, a partire dalla prima metà del XVII secolo, fu poi costruita una torretta ottagonale sopra il mastio del castello, della cappella di Sant'Agostino e delle rampe di accesso dal cortile interno, e con la nuova decorazione degli ambienti interni. 
Dopo la vendita a Giuseppe Compagna nel 1828 il figlio Luigi fece costruire una quarta ala inglobando la cappella di Sant'Agostino e un secondo piano di ambienti. Il fossato sul lato nord venne ceduto al Comune che vi costruì sopra la via Tricarico e furono demolite anche le scuderie. 
Anche gli altri lati del fossato vennero colmati per allestirvi un giardino. 
Il castello fu venduto nel 1971 all'arcivescovato di Rossano e da questo al Comune di Corigliano nel 1979.

Altri importanti monumenti da visitare

La Porta di Prando, unico esempio parzialmente integro della cinta fortificata che cingeva il paese.
Il Castello di San Mauro, edificato nel 1515 nella pianura in corrispondenza del monastero greco bizantino di San Mauro ad opera dei Sanseverino, ed abbellito per ospitare nel 1535 Carlo V reduce dalla campagna di Tunisi.

Le chiese di Corigliano, patrimonio di arte e cultura

Chiesa del Carmine, consacrata nel 1493 presso il convento dei Carmelitani. Presenta affreschi cinquecenteschi sulla facciata. L'interno a tre navate conserva sulla volta della navata centrale tre affreschi di Domenico Oranges del 1744.
Chiesa di Sant'Antonio, costruita nella prima metà del XV secolo e trasformata nel 1740, presenta una cupola rivestita di maioliche gialle e azzurre e una porta in bronzo dello scultore Carmine Cianci (1982).
Chiesa collegiata di San Pietro, di fondazione precedente al XV secolo, conserva dipinti settecenteschi.
Chiesa della Riforma, consacrata nel 1686 a Santa Maria di Costantinopoli. L'interno presenta un'unica navata. Conserva un Crocifisso seicentesco attribuito a frate Umile Pintorno da Pietralia.
Chiesa di Santa Chiara o "delle Monachelle" edificata tra il 1757 e il 1762 su una piccola chiesa precedente. L'interno con unica navata conserva una tela di Nicola Domenico Menzele del 1762 (San Michele Arcangelo) e un organo del 1735.
Chiesa matrice di Santa Maria Maggiore, risalente al X secolo.
Chiesa di San Francesco di Paola, costruita nel XVI secolo presso l'omonimo convento.
Romitorio di San Francesco, piccola chiesa costruita a ricordo della permanenza di San Francesco di Paola in una capanna durante la sua visita a Corigliano nel 1476-1478. Conserva affreschi seicenteschi.
Chiesa di Sant'Anna o di Santa Maria di Loreto, fondata nel 1582 presso l'annesso convento dei Cappuccini.

SIBARI: DISTANZA DA CARIATI 60 KM

Mare incantevole e un paesaggio indimenticabile

La mitica città denominata Sybaris si trova nel cuore di quell'area definita "Megale Hellas" dai greci e dai romani successivamente "Magna Graecia" sulla costa Ionica cosentina, tra il massiccio del Pollino a Nord e i primi contrafforti della Sila Greca a Sud. Fu considerata la più bella tra le colonie greche, leggendaria per ricchezza ed eleganza, infatti non tardò ad essere celebre in tutto il mondo greco per il suo lusso, l'opulenza e il fasto. Un glorioso passato, ricco di miti e suggestioni, la rende famosa nel mondo ed attira tutt’ora le attenzioni di studiosi e università europee e mondiali.
Oggi Sibari è una cittadina dislocata quasi sullo stesso territorio dell’antica città, è un centro balneare estivo e conserva ancora i resti dell’antica città grazie agli scavi archeologici e ad un moderno Museo.

Una storia importante

La città di Sybaris fu fondata circa 2.700 anni fa,intorno al 710.a.C. verso la fine del regno di Romolo, da una colonia di Achei. 
Come quasi tutte le colonie greche, Sibari fu ubicata vicino al mare, tra i due fiumi Crati e Sibari. La città, da modesto insediamento agricolo e commerciale, andò ingrandendosi sempre di più, fino ad occupare una vasta area, diventando così una città ricca e potente.

Sibari divenne ben presto un ottimo mercato, aveva frequenti rapporti commerciali con i maggiori porti orientali. Al culmine della sua potenza, Sibari suscitò le gelosie delle popolazioni vicine, e fra esse soprattutto la città di Crotone posta a circa 100 km più a sud. Infatti, nel 510 a.C., i Crotoniati, la distrussero completamente, arrivando persino a deviare il corso fluviale del Crati sull'abitato.
Dopo 66 anni (nel 444 a.C.) per volere di Pericle di Atene, venne fondata Thurii nello stesso luogo di Sibari, ma questa città non raggiunse mai la grandezza di Sibari.

Dopo numerosi pericoli corsi sempre a causa delle popolazioni vicine, Thurii fu costretta a chiedere aiuto ai Romani, diventando così colonia romana col nome di Copia.

II centro rimase in vita fino al VI d.C., quando l'impaludamento e la diffusione della malaria ne decretarono l'abbandono. Di questa sovrapposizione di popoli e di civiltà ne sono testimonianza gli Scavi archeologici, lo strato superficiale di questi scavi ha portato alla luce i resti della romana Copia (il teatro, case patrizie con pavimenti a mosaici, le terme), mentre le strade e i vicoli risalgono alla terza Sibari, cioè Thurii.

Il Museo Archeologico di Sibari ospita al suo interno reperti che risalgono a diversi periodi, dall'era protostorica della Magna Grecia fino alla civiltà romana. Le testimonianze di maggiore interesse sono i corredi tombali risalenti all'età del ferro e gli ornamenti religiosi del santuario di Atena del VI-IV secolo a.C. Di notevole importanza anche la tabella in bronzo con dedica appartenenti a Kleombrotos figlio di Dexilaos, cittadino sibarita vincitore di una gara ad Olimpia, risalente agli inizi del VI secolo a.C.
Di non trascurabile interesse anche gli scavi archeologici. Il sito di scavo aperto al pubblico si estende su un'area vasta, e comprende una parte considerevole delle vie principali di Copia, oltre a ruderi di diverse ville, con molti pavimenti a mosaico ed in un caso di una piccola piscina. Nel sito sono comprese alcune zone non aperte al pubblico, dove viene curata la ripulitura degli oggetti rinvenuti.

CERCHIARA: DISTANZA DA CARIATI 75 KM

Cerchiara di Calabria è un piccolo comune ubicato nel Parco Nazionale del Pollino ed ospita sul suo territorio il santuario della Madonna della Armi. Costruito nel 1400 sui resti di un preesistente edificio di culto, il santuario sorge a 1015 m. di altitudine alle pendici del Monte Sellaro. Il complesso architettonico, incastonato nella roccia, ingloba al suo interno la grotta che custodisce la miracolosa immagine della Madonna, conservata in una teca d’argento. L'interno della Chiesa è ricco di testimonianze artistiche che percorrono 5 secoli di storia. A Cerchiara è possibile visitare anche il piccolo ma suggestivo Museo del pane, in cui sono conservati vari strumenti, macchinari e macine della ruralità di un tempo, manichini che impersonano il mugnaio e il panettiere e, tra le altre cose, vere pagnotte di pane di Cerchiara. Poco fuori paese si trova la Grotta delle Ninfe, un'antica fonte di acqua sulfurea che forma fanghi terapeutici e che sfocia oggi in una piscina termale.

Storia di Cerchiara

I primi abitanti di Cerchiara furono quelli che nelle sue grotte presero dimora e, per procurarsi da vivere cacciavano la sua fauna e si servivano della sua flora. Si vuole , infatti, che proprio dai boschi delle pendici del monte Sellaro, Epeo avrebbe prelevato il legname per la costruzione del cavallo di Troia.

Nell'alto medioevo questa zona della Calabria era una tra le rocche longobarde meglio fortificate contro gli attacchi dei Bizantini della vicina Rossano, ed il suo nome divenne quello di "Cerchiara" per indicare che nella cerchia delle sue mura era possibile trovare una sicura difesa. Oggi Cerchiara di Calabria accoglie i visitatori sul massiccio del Pollino con i suoi splendidi panorami di montagna e con i suoi sentieri che si dipanano fino alla cima, a 1450 metri sul livello del mare.

Le celebri grotte di Cerchiara

Cerchiara è famosa anche per le sue grotte che nel passato rappresentavano un sicuro rifugio per i monaci basiliani nel IX sec. e che poi sono state nascondiglio e riparo per briganti e pastori. Tra le più importanti l'Abisso del Bifurto, profondo 683 m. e detto anche "Fossa del Lupo". Si tratta di un profondissimo inghiottitoio che scende in verticale per 683 metri, esempio fra i più evidenti del lavorio carsico sulle pendici del Pollino. l'Abisso del Bifurto occupa il quarantesimo posto nella graduatoria delle grotte più profonde del mondo. 
Di grande importanza sono anche le sorgenti della Grotta delle Ninfe, le cui acque sulfuree alimentano l’omonimo complesso termale. Nella suggestiva grotta, le cui pareti di roccia calcarea si aprono, in alcuni punti, verso il cielo, si è creata una piscina di acqua calda (30 °C), già nota agli antichi Sibariti. Qui si formano fanghi dalle proprietà terapeutiche.

LE CASTELLA: DISTANZA DA CARIATI 80 KM

Set del film l’Armata Brancaleone

Le Castella è una frazione di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. È situata sulla costa ionica della Calabria ed è inserita nel verde di una magnifica terrazza naturale. A dominare la baia è l'antico Castello Aragonese, circondato dal mare ed unito alla costa da una sottile striscia di terra. Il castello è noto ai cinefili per essere stato scelto come set cinematografico de L'Armata Brancaleone e Il Vangelo secondo Matteo.
Oltre al castello il luogo è noto anche per la Riserva Naturale Marina di Capo Rizzuto. I fondali variano da ampie distese di sabbia a rocce, mentre scogli sommersi creano suggestive secche: un vero e proprio paradiso per gli amanti dello snorkeling. Nella riserva è attivo un servizio di visite guidate su battelli dai fondali trasparenti, che consentono di osservare le immense praterie di Posidonia Oceanica, abitate da simpatici pesci multicolori che fanno capolino dai ribelli e verdi ciuffi. La gita dura circa 1 ora e, per chi lo volesse, è anche prevista una sosta bagno per tuffarsi nelle incontaminate acque del luogo. Il breve ma emozionante viaggio nel mondo sommerso è previsto anche di notte.

Il mito delle origini di Le Castella

L'origine di Le Castella si perde nel tempo cosi come è circondata dal mistero la presenza, attestata fino al '500, di due o tre isolette non lontane dalla terra ferma, in una delle quali, quella denominata Ogigia, si narra avesse dimorato Calipso che avrebbe trattenuto per lungo tempo l'eroe dei mari Ulisse secondo il racconto di Omero.
Il nome di “Le Castella”, usato al plurale anziché al singolare, è legato all’esistenza di molti altri castelli ubicati sulle isole prospicienti il litorale e sprofondate, molti anni orsono, negli abissi marini.
Nei diplomi del periodo Normanno-Svevo, il centro compare col nome di Castella Maris (Iudex Castellorum Maris) e gli abitanti sono chiamati Castelisi.

Un po’ di storia

La storia del luogo è legata al Castello, un edificio che è stato il baricentro di tutte le vicende di questo meraviglioso pezzo di Calabria. La posizione geografica di Punta Castella s'impose in occasione del trattato di amicizia tra Roma e Taranto nel 304 a.C.; in base a tale trattato alle navi da guerra romane era proibito navigare ad oriente di Capo Lacinio, e per questo motivo parve opportuno ai Tarantini, per sorprendere le navi romane che provenivano dal Tirreno e si dirigevano verso Taranto, costruire una vedetta proprio a Le Castella. Appena un secolo dopo, negli ultimi anni della seconda guerra punica, tra il 208 ed il 202 a.C., si narra che Annibale, incalzato dagli eserciti romani e costretto a un repentino ritorno in patria, abbia fatto costruire là dove ora sorge il possente monumento aragonese una sorta di accampamento (o una torre di vedetta).
Dopo la dipartita di Annibale i Romani fecero sbarcare, per motivi strategici, circa tremila coloni e chiamarono il luogo Castra. Fu così che la permanenza di quegli uomini diede origine al borgo che prese il nome di Le Castella.

RAFTING SUL FIUME LAO: DISTANZA DA CARIATI 132 KM

Avventura, spirito di squadra e adrenalina: ecco il giusto mix che fa del rafting lo sport fluviale più popolare tra quelli estremi. Ideale per gli amanti della natura, alla ricerca di emozioni forti e di paesaggi spettacolari. Lao è il fiume più importante del Parco Nazionale del Pollino e viene percorso in kayak o raft. L’escursione sul fiume Lao si svolge in una giornata ed è adatta a persone di tutte le età. Una guida manovra il gommone e coordina il gruppo, questo fa si che anche i principianti possano vivere l’esperienza in totale sicurezza. L’unico requisito richiesto è saper nuotare.

La natura offre al visitatore mille motivi di interesse e moltissime possibilità sportive. Il torrentista vi trova percorsi assai differenti tra loro, a cominciare dalla Grande Gola del Lao, che inizia 2 Km a valle del paese di Laino. Il fiume Lao è una delle mete preferite per chi ama gli ambienti fluviali, ed in particolare per i canoisti, è uno degli appuntamenti da non mancare. Il corso è bello, scorre in una gola selvaggia e c’è sempre acqua. Qui negli ultimi anni ha preso piede l’attività del rafting, la discesa del fiume su particolari gommoni detti "raft", che consente di rivivere in versione moderna l’emozionante avventura della discesa del fiume su bolla d’aria.

Il Lao, un fiume importante

Il fiume Lao nasce da Serra del Prete (2181 metri), una delle cime più alte del massiccio del Pollino, attraversa tutta l’omonima vallata per sfociare, dopo aver percorso 51 Km, nel Mar Tirreno in prossimità di Scalea. Ha una portata di magra di 4,5 mc al secondo e scendendo a valle viene alimentato da altri numerosi torrenti quali: il fiume Battendiero, il fiume Iannello e il fiume Argentino. Con un bacino idrografico di 601 Kmq, il Lao viene collocato al centoundicesimo posto tra i fiumi italiani. Scendendo verso valle il fiume bagna i comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Papasidero, Orsomarso, Santa Domenica Talao, Santa Maria Del Cedro, Scalea. 
Dopo aver toccato l’abitato di Laino Borgo il corso d’acqua si immette in un grande canyon profondo circa 200 metri. La flora presente lungo il corso d’acqua si compone di una splendida foresta alta e folta di ontani napoletani, salici e pioppi neri, ma anche carpini neri, roverella, ornelli e lecci che poi formano una densa macchia – assieme a lentischi e filliree – sulle rocce calcaree rosate e compatte che costituiscono le pareti del canyon. 
Quest’ambiente si alterna ad ampie radure folte di cespugli di tamerici e di oleandro. Diverse specie animali sono presenti in questo ambiente fluviale. L’osservazione degli animali non è facile, ma si possono sempre incontrare la salamandrina dagli occhiali, il gambero di fiume o la trota fario nelle acque del fiume, oppure il falco pellegrino che sfreccia nel cielo con volo potente. Negli ultimi anni si è avuta anche la presenza di aironi cinerini che nel periodo primaverile risalgono lungo il fiume per poi nidificare sugli alberi presenti lungo le sponde. A testimoniare l’integrità dell’ecosistema fluviale del Lao è la lontra che vive soltanto in acque pulite prive di elementi patogeni. La vallata del Lao rappresentava nel passato un’importante via di penetrazione verso l’interno, era una delle vie d’acqua più importanti della nostra regione, ed è uno dei luoghi più incantevoli della Calabria.

SANTA SEVERINA: DISTANZA DA CARIATI 90 KM

Santa Severina è un antico borgo medievale, situato al centro della provincia di Crotone a metà strada tra il mare Ionio e i monti della Sila al centro di un ameno paesaggio collinare.
La cittadina sorge su una rupe al centro di una vasta vallata che la fa apparire come una grande nave di pietra. E questo scenario si aprì alla vista del grande archeologo Paolo Orsi che nei primi decenni del secolo passato la raggiunse per studiarne i grandi giacimenti artistici e culturali di un passato millenario che caratterizza la sua storia.
Le grandi civiltà mediterranee ed europee hanno interessato la storia di Santa Severina lasciando ognuna di esse tracce, reperti, monumenti, beni che oggi sono patrimonio dell'intera umanità.

Uno dei borghi più belli d’Italia

E' difficile oggi trovare un luogo dove vi sia una concentrazione così forte di beni artistici, monumentali, culturali insieme ad un Centro Storico così capace di suscitare forti suggestioni e dove lo spirito ben si riconcilia con il tempo, con lo spazio.

Santa Severina, "uno dei borghi più belli d'Italia" è anche una cittadina di studi con il suo antico Liceo Classico, la sua libera Accademia per gli studenti stranieri: essa è una meta importante in Calabria del turismo culturale.

La Sua Storia

Santa Severina fu fondata verosimilmente dagli Enotri, popolo italico che abitava la zona prima della colonizzazione dei Greci. L'antico nome del paese era Siberene.
Del periodo greco - romano non si hanno numerose notizie e resti monumentali. Al periodo romano si attribuisce il mutamento del nome da Siberene a Severiana.
Con l'avvento dei Bizantini (che diedero alla città l'attuale nome), Santa Severina diventa un centro religioso molto importante. Infatti, fu sede episcopale Metropolitana, dipendente direttamente da Bisanzio.
Santa Severina diede i natali a papa Zaccaria (pontefice dal 741 al 752).
La dominazione bizantina si protrasse fino al 1073 - 1074 (salvo una breve occupazione degli Arabi dall' 840 all'886).
Intorno al 1075 - 1076, Roberto il Guiscardo guidò i Normanni alla conquista della città. Anche in epoca normanna notevole è l'importanza di Santa Severina quale centro culturale e religioso.

La bellezza del Suo Castello

A dominare sullo splendore della località di Santa Severina è il castello costruito durante la dominazione normanna (XI secolo) su una fortificazione di epoca romano-bizantina, ad opera di Roberto il Guiscardo. Il castello che padroneggia su tutta la bellezza paesaggistica circostante è costituito da un torrione quadrato con quattro torri cilindriche sugli angoli, ed in corrispondenza delle torri è costeggiato da quattro bastioni sporgenti. I suoi sotterranei intricati, le sue torri, ne fanno un formidabile esempio di architettura militare che conserva intatto il suo fascino e il suo mistero. Secondo gli studiosi l'area del Castello rappresenta l'acropoli dell'antica Siberene, che proprio sotto il dominio dei Bizantini divenne un centro di grande importanza, specie in ambito religioso.

Nel '500 il Castello subì una totale opera di ristrutturazione da parte di Andrea Carafa e da qui il nome con cui il castello viene identificato, di Carafa. Nel corso dei secoli si sono avuti ulteriori interventi di ristrutturazione e abbellimento del castello quali gli affreschi nel XVIII secolo per mano del pittore Francesco Giordano. Oggi il Castello è sede di un museo in cui sono esposti i reperti degli scavi e altri materiali e collezioni archeologiche provenienti dal territorio limitrofo.

Di fronte al Castello, sul lato nord della stessa piazza, sorge il più importante edificio sacro di Santa Severina: la Cattedrale, eretta da Ruggero di Stefanunzia ( 1274 - 1295 ). Dell'originaria costruzione rimane solo il portale, mentre il resto risale alla risistemazione dell'edificio sacro curata dall'arcivescovo Carlo Berlingeri sul finire del XVII secolo. Nel museo della cattedrale sono custodite le ricchezze artistiche e religiose del paese. Addossato al corpo della Cattedrale, c’è il Battistero risalente al X secolo, periodo in cui il paese prese l’attuale nome. Santa Severina, con poco più delle sue duemila anime, sembra un paesino rimasto immutato nel tempo, e proprio per le caratteristiche geografiche offre al visitatore l'opportunità di spostarsi facilmente nel giro di pochi chilometri tra il mare e la montagna, alla scoperta di bellezze naturali e antiche tradizioni che sono rimaste estranee all’opera modificatrice dell’uomo moderno.

SILA: DISTANZA DA CARIATI 120 KM

Il Parco Nazionale: incanto e natura

Paesaggi mozzafiato, ambienti incontaminati ed un patrimonio di biodiversità unico. E’ l’area del Parco Nazionale della Sila che si estende per oltre 73 mila ettari, interessando 21 comuni all’interno delle 3 province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. Il parco è diviso in due territori, la Sila Grande e la Sila Piccola. La prima è caratterizzata dalla presenza di estese foreste di pino laricio tra i 1400 e i 1700 metri di altitudine e, più in basso da faggeti e castagneti. La Sila Piccola è, invece, ricoperta da abeti bianchi e faggi. La fauna silana è caratterizzata dalla presenza di lupi (che “sono cattivo solo nelle favole” recitano i cartelli), scoiattoli, lontre, caprioli, cinghiali, poiane e picchi neri mentre la flora annovera piante secolari e monumentali come i pini e gli aceri chiamati “i Giganti del Fallistro” e specie floreali come ginestre, primule ed orchidee sambucine. Escursioni a piedi e in mountain bike, orienteering, vela, torrentismo, canyoning, tiro con l’arco, bio e birdwatching sono gli sport da praticare a queste latitudini dove, secondo gli studi scientifici condotti da esperti mondiali in nanopatologie si respira l’aria più pulita d’Europa.

La caratteristica di questo altopiano è da ricercare nel suo posizionamento geografico: la Sila infatti si estende nella parte centrale della Calabria e, facendo da spartiacque tra il mar Tirreno ed il mar Jonio, benefica degli effluvi d’aria salso - iodata dei due mari, che si amalgamano con il profumo delle resine delle conifere; ne risulta una salubrità d’aria unica al mondo tanto che, intorno agli anni 20 del secolo scorso, Greta Garbo vi dimorò un’intera estate per curarsi da una forma di sofferenza respiratoria, su consiglio dei suoi medici curanti d’oltre atlantico.
Nell’Eneide di Virgilio la Sila viene esaltata per aver fornito il miglior tipo di pino, la cui struttura resinosa era la più adatta per il fasciame delle navi romane, perché risultava inattaccabile dalla salsedine marina.

Camigliatello e la sua sagra dei funghi

Camigliatello è la località turistica più nota dell’altopiano silano, è un centro sciistico rilevante e un punto di partenza ideale per escursioni di tipo naturalistico e sportivo. La sagra dei funghi che vi si svolge in ottobre ricorda la grande abbondanza di questi gustosi tesori dei boschi: porcini, ovuli e rositi sono venduti freschi, secchi oppure sott’olio, arricchiti dall’immancabile polvere rossa di peperoncino. 
Da Camigliatello sono tante le possibilità di fare passeggiate. Il lago Cecita a nord-ovest, alimentato dall’omonimo fiume riempie in realtà una depressione già occupata da un bacino naturale nel Quaternario. A Croce di Magara è possibile ammirare i Giganti di Fallistro meravigliosi e mastodontici pini larici e aceri montani piantati nella prima metà del XVII secolo. Un sentiero obbligato ed una guida specializzata permettono di godere pienamente della visita.
A sud di Camigliatello il lago Arvo, creato con una diga nel 1931. Si estende per circa 6 Km sotto il versante meridionale di Monte Botte Donato, dotato di impianti di risalita e campi da sci di fondo. 
Sul lago Cecita in località Cupone (nel comune di Spezzano della Sila) ed a Taverna in località Monaco ci sono due centri visita molto ben organizzati. I Centri Visita sono Musei Verdi al cui interno sono presenti: eliporti, sale congressi, musei tematici, centri per l’educazione naturalistica, forestale, ambientale, biblioteche, teatri verdi, aule verdi, vivai della biodiversità silana, giardini della cultura forestale, sentieri tematici, villaggi dell’antica Sila, centri per l’ambientamento e la diffusione del lupo, del cervo, del capriolo, del gufo reale, centri dimostrativi e didattici per daini. 
A Zagarise c’è Orme nel Parco, il più grande Parco Avventura del sud Italia, un parco acrobatico sospeso tra gli alberi ed immerso in uno splendido bosco di faggi, nel cuore della Sila Piccola dove l'equilibrio, lo spirito d'avventura, la voglia di mettersi in gioco, la coordinazione e in parte anche la forza sono gli elementi indispensabili per vincere la sfida.